La lingua italiana come strumento fondamentale di autonomia e protezione dallo sfruttamento.

Una conoscenza solida della lingua italiana non va vista solo come parte dell’obbligo documentale e strumento per l’integrazione, ma una forma concreta di protezione. Chi non parla bene la lingua del paese in cui vive dipende necessariamente da altri per comprendere un contratto, un documento, un diritto, e questa dipendenza è terreno fertile per lo sfruttamento, sia sul lavoro che nei rapporti con le istituzioni. Una persona che capisce ciò che firma, ciò che le viene detto e ciò che può rifiutare, viene trattata diversamente, ed è trattata con più rispetto.
Nella mia esperienza come docente di italiano L2 con gruppi molto eterogenei per età, scolarizzazione e provenienza, ho visto quanto la differenziazione didattica sia fondamentale per raggiungere davvero questo obiettivo. Un metodo uniforme, applicato a persone con livelli di partenza e bisogni molto diversi tra loro, anche all’interno della stessa classe, rischia di lasciare indietro proprio chi avrebbe più bisogno di autonomia linguistica per non essere vulnerabile.
Propongo quindi che il potenziamento dei corsi di lingua italiana, oltre al commento correttissimo già fatto dalla collega Oksana Moskovchenko secondo cui andrebbe potenziato e differenziato in orari, giornate e flessibilità, preveda anche un continuo rafforzamento delle metodologie didattiche stesse: formazione continua per i docenti su approcci differenziati e più agili, strumenti digitali e materiali facilmente adattabili a contesti diversi, e maggiore autonomia per i docenti nel creare e personalizzare i propri strumenti didattici in base alle esigenze reali del gruppo. Investire nella qualità e nella modernità dell’insegnamento linguistico significa investire direttamente nella capacità delle persone di proteggersi da sole.

Valentina Sarno
Docente di italiano L2 e mediatrice interculturale

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