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La frontiera siamo noi, nessuno escluso: siamo noi il confine tra il nostro pensiero e le nostre azioni

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Alessandro Leogrande

Il Piano Regionale delle
politiche per le
Migrazioni

Siamo cresciuti guardando il mare. E quel mare, il Mediterraneo, non è mai stato per noi uno sfondo: è sempre stata la nostra storia, la nostra economia, il nostro respiro.

È il mare che ha fatto di questa terra un crocevia di civiltà. È lo stesso mare che oggi porta persone in fuga.

Non è un caso che la Puglia abbia scelto di non voltarsi dall’altra parte. Parlare di immigrazione in questa terra non significa discutere di flussi o di freddi dati statistici. Significa parlare di noi, della nostra identità di frontiera, della nostra storia plurale, del tipo di comunità che vogliamo essere.

La Puglia è, per sua natura geografica e vocazione storica, una porta aperta sul Mediterraneo. Una porta che in questi anni non abbiamo mai voluto chiudere, ma che abbiamo provato a governare con responsabilità, dignità e visione.

Alessandro Leogrande, figlio di questa terra, voce che ancora ci manca, ci ha lasciato una consapevolezza fondamentale: la frontiera non è una linea geografica, è una scelta morale. Siamo noi la frontiera, ogni volta che decidiamo come guardare l’altro.

Quella scelta, in questi anni, la Puglia l’ha fatta. Non senza contraddizioni, non senza insufficienze ma con una direzione precisa: governare le migrazioni con visione, rifiutando la logica dell’emergenza perpetua.

L’immigrazione è infatti un fenomeno strutturale e la Puglia, come il resto d’Italia, affronta un inverno demografico senza precedenti. La presenza di cittadini stranieri sarà sempre più vitale per la tenuta del nostro sistema produttivo e sociale, dall’agricoltura di qualità al turismo, dalla manifattura ai servizi di cura alla persona, e per questo sarà necessario qualificare il nostro sistema di accesso alla casa, alla sanità, al lavoro, all’istruzione, anche per i figli delle comunità migranti, che sono a tutti gli effetti i nuovi pugliesi.

Bisognerà sovvertire la narrazione sulle migrazioni, superando quella della paura e del pregiudizio, per costruire comunità coese, dove la diversità sia percepita come un valore aggiunto e una risorsa di innovazione.

È necessario, inoltre, ribadire con fermezza la nostra posizione contro ogni forma di sfruttamento, intolleranza ed esercizio del predominio dell’uomo sull’uomo, qualunque sia la sua nazionalità di origine, il colore della sua pelle, la sua confessione. Un principio che nel 2026 sembra assurdo dover ancora ribadire.

Non partiamo da zero. Se oggi possiamo guardare a queste sfide con maggior consapevolezza è grazie al lavoro che la Regione Puglia ha già messo in campo attraverso politiche innovative e coraggiose. Penso al contrasto al caporalato e al superamento degli insediamenti informali, su cui abbiamo investito risorse importanti per realizzare foresterie che oggi ospitano migliaia di vittime o potenziali, restituendo loro una base di dignità abitativa e di tutela legale. O al riconoscimento e al coinvolgimento dei mediatori interculturali negli ospedali, negli uffici pubblici e, soprattutto, nelle scuole. Sostenere le seconde generazioni significa investire direttamente sulla Puglia di domani. O ancora, e non da ultimo, alla tutela sanitaria e alla medicina di prossimità, garantita dal sistema regionale in modo universalistico e responsabile. 

Nessuna di queste politiche sarebbe stata possibile senza la sinergia costante con le prefetture, le questure, i comuni, le università, le organizzazioni intergovernative, il terzo settore, le associazioni e il mondo del volontariato.

La Puglia ha saputo creare un ecosistema di sussidiarietà orizzontale, che è il vero motore delle nostre politiche e che chiamiamo a raccolta per redigere insieme il nuovo Piano regionale delle politiche per le migrazioni.

Continueremo a chiedere all’Europa e al Governo centrale risorse e riforme adeguate, ma nel frattempo la Puglia continuerà a fare la sua parte, con la fermezza della legalità e la forza dell’umanità. Perché una regione che include è una regione che cresce, che innova e che non lascia indietro nessuno.

Silvia Miglietta

Assessora regionale alla cultura, alla conoscenza,
alle politiche migratorie e all’antimafia sociale

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CHI SIAMO

La Regione Puglia, nel rispetto dei principi fondamentali e dei diritti inviolabili della persona, così come riconosciuti nella Costituzione italiana, nelle convenzioni internazionali in vigore e nei principi di diritto internazionale, concorre alla tutela dei diritti dei cittadini immigrati presenti sul territorio regionale, attivandosi per l’effettiva realizzazione dell’uguaglianza formale e sostanziale di tutte le persone.

In particolare, attraverso la Sezione Sicurezza del Cittadino, Politiche per le Migrazioni ed Antimafia Sociale, promuove e gestisce politiche e interventi multistakeholder, di empowerment delle popolazioni migranti, operando in stretta collaborazione con le agenzie e gli organismi internazionali, le amministrazioni centrali e periferiche, le prefetture, le questure, le università e i centri di ricerca, gli enti locali, le associazioni datoriali e sindacali, gli enti bilaterali, le organizzazioni non governative, i soggetti del terzo settore.

Il fondamento normativo regionale che regola la cornice di intervento è la Legge regionale 32/2009Norme per l’accoglienza, la convivenza civile e l’integrazione degli immigrati in Puglia e il Piano Regionale per l’Immigrazione, quale linea guida di indirizzo in materia di programmazione integrata, in favore degli immigrati e per l’attuazione degli interventi.

Presso la Sezione è insediato l’Osservatorio per le migrazioni “Alessandro Leogrande” che svolge compiti di studio e ricerca sul fenomeno migratorio in Puglia ed elabora le linee di indirizzo dell’azione di governo. In seno all’Osservatorio, inoltre, si sviluppano due Tavoli operativi che presentano articolazioni provinciali presso le sei Prefetture pugliesi: il Tavolo regionale di contrasto al caporalato e il Tavolo regionale sulle vulnerabilità socio-sanitarie.

La Sezione gestisce l’Elenco regionale dei mediatori interculturali, da cui possono attingere istituzioni pubbliche e private per avere idoneo ausilio linguistico e interculturale nel dialogo con la popolazione migrante.

La Sezione ha attivi protocolli di collaborazione con le principali istituzioni territoriali del mondo della ricerca e dell’istruzione (scuole, università e centri di ricerca), della sanità territoriale (ASL, ambulatori, policlinici, IRCSS), delle articolazioni regionali dello Stato, delle rappresentanze datoriali e sindacali, delle organizzazioni umanitarie, delle ONG e del terzo settore impegnate sui temi dell’integrazione.

La Sezione opera nel Programma unico di emersione, assistenza e integrazione sociale del Dipartimento per le Pari Opportunità che garantisce protezione e supporto alle vittime di tratta di esseri umani e grave sfruttamento, aderisce al coordinamento delle cinque regioni del Sud Italia sul contrasto al caporalato Su.Pr.Eme.2 promosso dal Ministero del Lavoro e dell’Interno e promuove iniziative di cooperazione internazionale e decentrata, rivolte a migliorare le condizioni di vita delle persone nei paesi di provenienza e accrescere l’efficacia delle politiche di integrazione e di accoglienza in Puglia.

COS’È IL
PIANO IMMIGRAZIONE

Il piano regionale delle politiche per le migrazioni, disciplinato dall’art. 9 della Legge Regionale n. 32 del 2009 Norme per l’accoglienza, la convivenza civile e l’integrazione degli immigrati in Puglia, definisce gli indirizzi e gli interventi idonei a perseguire gli obiettivi di accoglienza e inclusione sociale dei migranti, orienta la programmazione regionale nei singoli settori e costituisce riferimento per la definizione degli obiettivi e delle strategie degli enti locali.

Il piano è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell’assessore regionale competente in materia di politiche per le migrazioni, di concerto con gli altri assessori regionali competenti nei settori oggetto della presente legge, ha validità triennale e viene aggiornato annualmente, ove necessario.

Il piano è redatto attraverso un percorso di partecipazione (MICS – Migrazione Condivisa e Sostenibile) che coinvolge la cittadinanza, i sindaci e gli amministratori locali, le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, le associazioni e gli enti istituzionali che svolgono attività particolarmente significative nel settore dell’immigrazione sul territorio regionale.

 

Partecipano all’attuazione del piano regionale delle politiche per le migrazioni gli enti locali, il sistema scolastico regionale, gli enti del servizio sanitario regionale (SSR), le aziende pubbliche per i servizi alla persona, gli enti di patronato e tutela sindacale, le associazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro.

All’attuazione del piano regionale contribuiscono altresì associazioni, fondazioni, enti e organismi senza fini di lucro, associazioni di promozione sociale e organizzazioni di volontariato, enti della cooperazione sociale e organizzazioni non governative (ONG), imprese sociali, enti riconosciuti delle confessioni religiose, iscritti nei registri regionali, ove previsti.

AMBITI
TEMATICI

Il Piano regionale delle politiche per le migrazioni si struttura su quattro ambiti tematici – abitare, salute, lavoro, empowerment – ciascuno dei quali declinato attraverso obiettivi generali, orientamenti programmatici e azioni, privilegiando un approccio intersettoriale, che promuove il dialogo tra i diversi ambiti, secondo principi di convergenza.

I 4 ambiti definiscono le aree di interesse e di azione politica pubblica del Piano, entro cui incrociare le grandi istanze internazionali ed europee con la sfera delle priorità locali, caratterizzando l’architettura del Piano, attraverso contenitori di discussione.

Gli obiettivi generali forniscono un elemento di indirizzo delle aree di ambito, caratterizzandone le aspirazioni e i risultati a tendere.

Gli orientamenti programmatici, più operativamente, indicano i percorsi da intraprendere, nel medio-lungo periodo, per il conseguimento degli obiettivi generali, sulla base delle caratteristiche territoriali, degli elementi di confronto emersi, delle priorità contenute nei principali documenti di programmazione locale.

Le azioni, infine, traducono operativamente, nel breve periodo gli orientamenti programmatici, restituendo tangibilità al percorso ed esercitando una funzione riflessiva sulla credibilità e solidità dell’intero processo.

ATLANTE

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