In tutti questi anni di esperienza sul campo, ho ascoltato decine e decine e decine di persone provenienti da ogni parte dell’Africa..
Le parole ricorrenti erano e sono documento, residenza, codice fiscale lavoro e casa…
A volte tutto fila liscio come l’olio, molti riescono ad inserirsi senza difficoltà nel tessuto sociale…altre volte inizia un calvario fatto di richieste senza fine e modi per poter avere arrivare ad avere il permesso di soggiorno, per poter avere la residenza….e per arrivare ad avere un alloggio.
Reperire una casa in città è quasi impossibile. I proprietari giustamente vogliono delle garanzie e la busta paga pare non bastare.
La popolazione migrante vorrebbe affittare casa, ma trova resistenze.
Tanti progetti di housing sociale provano nell’impresa di reperire alloggi, ma occorre che ci sia una rete capace di dialogare…le tasse troppo alte…eppure i fatti dicono anche che nei centri storici delle nostre città vivono tanti stranieri…e allora cosa è davvero che non funziona?
Sembra quasi che mentre si cercano soluzioni per la fuoriuscita dai ghetti, si creano soluzioni più o meno buone, gli immigrati trovano soluzioni alternative, con il passaparola tra i connazionali per reperire un posto purchè permetta loro di rinnovare il permesso e continuare nel loro progetto migratorio…perchè forse il loro progetto migratorio noi operatori non lo abbiamo compreso fino in fondo. Magari occorre iniziare a cambiare linguaggio, a non farne una questione di nazionalità, a fare progetti che permettano a tutti i cittadini di poter accedere ad una casa, per non fare sentite nessuno escluso…a dare respiro ai proprieteri che sono costretti a tenere le case chiuse perchè ovunque la parola che si sente spesso è paura…le agenzie immobiliari sono spavetate quando proponi di aderire alla rete dell’housing sociale….anche se riconoscono essere progetti di alto valore…però poi dicono ma agli italiani chi ci pensa? e allora occorre cambiare il linguaggio…anche quando si parla di caporalato e di ghettizzazioni..perchè sono parole che non appartengono solo al popolo migrante, banalmente potrebbero appartenere a tutti, alle categorie più diverse.
Un appunto sulle foresterie…si parla di modelli, in realtà si potrebbero vederli come altrettanti ghetti…lontani da tutto senza una fermata dell’autobus…ok c’è il trasporto garantito ma per cosa? per andare a lavoro….e per tutto il resto? che io ci sono stata nei ghetti e quando fa freddo ed è buio pesto e devi o vuoi andare banalmente ovunque beh l’unico trasporto….è quello dei taxi illegati e anche lì se sei fortunato…duqnue occorre dare la possibilità a tutti, nessuno escluso di potersi spostare liberamente..per tutto quanto desidera. Noi noperatori siamo lì per permettere loro di essere autonomi e leiberi nelle loro scelte…ma quanto ancora occorre aspettare per tutto questo…
Per non parlare di chi è fortunato a poter stare li nelle foresterie e dunque a poter avere una residenza e chi…a pochi metri vive in un altrettanto ghetto ma più ghetto di altri senza l’accesso ad una residenza che gli permetta di …esistere^
lo lo trovo ingiusto.
Ci sono decine e decine di persone nei ghetti titolari di permessi c.d. “forti” e se vivono nei ghetti senza poter esistere quale è la differenza con chi è irregolare e continua a non esistere…sono entrambi senza una casa..
Ovviamente la mia è una provocazione su cui riflettere…